L’ascesa di Skywalker e la saga dei programmi tv di cucina.

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L’ascesa di Skywalker e la saga dei programmi tv di cucina.

L’ascesa di Skywalker e la saga dei programmi tv di cucina, cioè come ingarbugliare le cose senza risultati finali di pregio.
Uscito da due giorni in Italia il Nono e finalmente ultimo film della saga Star Wars “L’Ascesa di Skywalker”. Da Oltreoceano arrivano ondate di critiche: troppe storie, troppi colpi di scena, poca umanità, troppo da svelare, la fretta di arrivare ad una conclusione ma usando tanti, troppi passaggi che non possono imprimersi nella memoria dello spettatore.
Già gli ultimi film non erano riusciti ad entrare nel mondo Star Wars per alcuni “difettucci”: l’irrigidimento dei personaggi, tutti stuntman dotati di forza, abilità guerresche, competenze da spadaccini come fossero vissuti sul set di Zorro per tutta la vita. Assai diversi, quindi, dagli eroi, umani e pieni di difetti dell’idea originale, vedi Skywalker stesso e Han Solo.
Vi suona famigliare?

Generazione di supereroi

Il successo in televisione di tutti i programmi di, su, intorno, circa, anche solo lontanamente legati alla cucina ha, logicamente, risvegliato la caccia allo chef. Preferibilmente belloccio: Rugiati, Bianchi, Borghese, Rubio, per dirne quattro. Ma sono infinitamente di più.
Che sono bravi, non c’è che dire, ma che spingono sul proprio stile con un po’ troppa intraprendenza: Rubio ingozzandosi di pecora arrostita (Chewbacca); Rugiati, che più che un cuoco è un giornalista (Obi Wan Kenobi); Bianchi, che più che un cuoco è un nutrizionista (Yoda). E Borghese, il cocco di mamma, che più che un cuoco è un affascinante mix di romanità e sofisticatezza principesca (Anakin Skywalker). Non che non sappiano cucinare, per l’amor del cielo, a cucinare sono capaci. Ma anche la mia mamma, e meglio di loro. Per non parlare delle sirene straniere come Ramsey (Darth Vader), il cuoco più popolare del mondo, che più che un cuoco è un eccellente uomo d’affari e nel suo programma americano mette insieme ricette italiane che per gli italiani suonano come offese ai parenti prossimi. Poi c’è Jamie Olivier (Han Solo), il ragazzino di cinquanta e passa anni che viene a confrontarsi con la cucina italiana e ora presenta anche le sue brave ricette veloci con cinque ingredienti, banalissimi: tipo zenzero, pane azzimo, mango, cose che non possono mancare nella cucina di ogni brava massaia. Gli stranieri ci guardano (eccome se ci guardano) e non dobbiamo stupirci se in un programma come Little Big Italy il cuoco Francesco Panella, alla ricerca della vera cucina italiana nel mondo, si imbatte in esperimenti che ricordano tanto una scena del film Quo Vado, quando uno sdegnato Checco Zalone stacca la parola “Italiana” (Cucina Italiana) dall’insegna di un ristorante danese, tuonando: “Tu non scrivi “italiana” invano. Vichingo”.

L’ascesa di Skywalker: la discesa di una saga

E che c’entra con l’ultimo film della saga? C’entra parecchio: siamo arrivati alla fine di un’epoca, la saga finisce qua e potrebbe, invece di innestare l’acceleratore per farci vedere di tutto e di più, concentrarsi sulla coerenza con l’idea originaria (bene contro male, nemmeno tanto originale), e svelarci qualcosa che, per i fan, sia significativo. Un punto. È finita così. Il cerchio si chiude.

Skywalker, l’Apocalisse e la cucina in tv

Anche quest’epoca di televisione gastronomica sta arrivando alla fine, se ne vedono i presagi, come nell’Apocalisse di Giovanni, e lo fa nel modo peggiore: programmi sempre più arruffati, gare interminabili, cibi preparati con la spesa fatta “alla cavolo” e di corsa alla Lidl, dove ci sono prodotti di ottima qualità, intendiamoci, ma che sarebbe meglio non mescolare nei carrelli alla carlona, giusto per l’ennesima, rapidissima e imperdibile sfida. Anche meno, viene da dire. E poi non è vero che il Bene vince sul Male, se non negli schermi cinematografici. In televisione, il Male vince ogni giorno.

By |2020-01-08T11:15:19+00:00dicembre 20th, 2019|News, World|0 Comments

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