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Leo Gasmann a Sanremo: “non ci credo nemmeno io”. Ed è l’unico.

Leo Gasmann a Sanremo: “non ci credo nemmeno io”. Ed è l’unico. Noi ce lo aspettavamo dall’anno scorso, anzi, eravamo stupiti di non aver visto all’Ariston il bel puledro della Maionchi. E non si tratta del cognome famoso, che già sul palco di X Factor 12 (2018) lo aveva immediatamente distinto, questo ragazzo belloccio, ma senza il fascino di suo padre, discreta voce ma senza molta personalità, che il padre ha invece da vendere. Perché, sia giusto o no, chiamarsi Gasmann ha il suo peso: se non altro il peso di una tradizione da mantenere, evitando alla dinastia una figura di … In questo senso Leo, ventenne ingenuo come un tredicenne, tutto rossore e amore, figuracce non ne ha fatte. Ma a differenza del suo grande nonno, che rischiava grosso, non si è preso alcun rischio, a parte quello, effettivamente estremo, di presentarsi coi capelli sciolti o coi capelli legati. Ma la musica è sempre quella. Già dai provini Agnelli, in vena di buonismo, segnala “qualche ingenuità”. Eppure, puntata dopo puntata, guidato, che sorpresa! da quella maga dell’ovvio che è Mara Maionchi, sempre alla ricerca di un bel faccino almeno ascoltabile, si guadagna la pagnotta, per così dire. Arriva alla doppia eliminazione: il tilt lo mette al secondo posto dopo Luna Melis, il talento sporco e cattivo di Manuel Agnelli. Poi, a vincere XFactor 12 sarà Anastasio, rapper evangelista, che a ogni canzone ci intona una messa, ma questo è un altro discorso (e Tupak, muto, e da un bel po’, purtroppo). Quest’anno, Leo Gasmann arriva a Sanremo Giovani. Lo scorso anno Anastasio era stato la star della serata dei duetti (con Claudio Bisio). Tutti scuderia Maionchi, beninteso.

Leo Gasmann a Sanremo: fra maestà e reucci

Ricapitoliamo: lo scorso anno, a Sanremo, si era tenuto il triste funerale di Baglioni e celebrato sua maestà il Re del rock Ligabue, che ha stonato ogni sua pur modestissima canzone. Dopo un’ora, Manuel Agnelli, Re, ma della Foresta, da una sinistra piattaforma sospesa, (tipo quelle della Morte Nera, perfettamente in stile col personaggio) ruggisce la strofa del brano di Silvestri che ha composto appositamente per la figlia (sua, non di Silvestri). E i tre, Silvestri, Agnelli, Rancore, con un illuminatissimo Fabio Rondanini al centro della scena (brillerebbe di suo, anche se Baglioni dimentica di presentare colui che è considerato il maggior batterista al mondo), si beccano il premio della critica (e Ligabue, muto). Quest’anno, oltre a Gasmann, chi ci sarà? Elodie (da talent show), Bianca Atzei, (ex compagna di Max Biaggi, e vabbè…), Levante (resa notissima da un talent), Noemi (da un talent)Chiara Galiazzo (brava, ma anche lei vincitrice di un talent). Ancora incerto Alberto d’Urso, vincitore di Amici di quest’anno. Poi, il momento Amarcord: Riccardo Fogli, l’unico Pooh povero, Enrico Ruggeri, Al Bano (o quel che ne rimane), Alex Britti (bravo chitarrista), Syria. Intanto, già da giugno (gli organizzatori di Sanremo erano quindi avvertiti) la classifica Rolling Stone dei 50 migliori album del decennio, presentava nomi come Colapesce, Edda, Verdena, I cani, Io sono un cane, Baustelle, Cristina Donà… Riserve…o presidi, li chiamerebbe Slow Food: gli allevamenti intensivi di talent (o di talenti) contro il buon prodotto fatto a mano, artigianale, durevole. Sanremo, trasmesso in mondovisione, dovrebbe essere il palco dell’arte italiana: macché, le Major non ci sentono e gli organizzatori, presidenti, consiglieri, stanno tutti lì a far melina. E nessuno che manifesti il seppur minimo, prudente cordoglio. Se nella lista dei migliori ristoranti al mondo, accanto a Villa Crespi di Cannavacciolo, qualcuno osasse inserire il Mac Donald’s di Milano Porta Genova, Cannavacciolo stesso gli porterebbe quattro schiaffi a domicilio.

Sanremo o i 50 migliori dischi del decennio?

Tornando alla top 50: mai sentiti nominare? E non vi ribellate a un Festival della Canzone Italiana al quale non partecipa l’autore di uno solo dei cinquanta, dico cinquanta, album italiani migliori del decennio?
Ops, no…c’è quello di Levante. Ma Levante non è più quella di una volta… d’altra parte, una volta, qua, era tutta campagna.

By |2020-01-09T16:20:34+00:00gennaio 8th, 2020|News, World|0 Comments

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