Proteggere il nostro pianeta nel “nuovo mondo normale”: una riflessione dopo la pandemia

Una riflessione nel momento della riapertura delle scuole, del ritorno ad una “sana normalità”: la pandemia di Coronavirus che ha messo in ginocchio un mondo, che si credeva un posto sicuro, almeno il “primo Mondo”, se qualcosa ci ha insegnato è che con la natura non si scherza. E tutti coloro che hanno dedicato il meglio, o almeno si spera, della loro attenzione all’affrontare COVID-19 dovranno impegnarsi non a far tornare tutto come prima ma come miglioralo. Perché non c’è dubbio che non era un mondo normale e non è quello il nostro traguardo. In sostanza, quando la vita torna alla normalità, cerchiamo di interrogarci su cosa è la normalità: l’emergenza climatica, l’emergenza plastica? La distruzione della biodiversità, l’aggressività delle culture intensive industriali, che rendono le terre improduttive e avvelenano le acque? 

Un segnale l’avevamo già ricevuto negli anni 2000, durante quella celebre crisi della “mucca pazza” causata, almeno secondo le opinioni dei più, dall’aver alimentato animali erbivori con mangimi a base di farine animali. Una violenza che la natura non è sembrata disposta a sopportare.

La speranza diffusa è che i piani di investimento, di risanamento, di sviluppo siano progettati per portare progresso e prosperità sostenibili: i due si completano a vicenda, investire in infrastrutture più sostenibili porta a una ripresa economica che si traduce direttamente in posti di lavoro e competenze. Aiuta anche i cambiamenti climatici, la qualità dell’aria e migliora la salute e il benessere, soprattutto tra gli abitanti più vulnerabili del pianeta.

Quindi, indispensabile è una politica climatica ambiziosaun “patto verde” che ci aiuti a raggiungere gli obiettivi climatici in conformità con l’accordo di Parigi.

La svolta di questo decennio ha portato impegni da parte di governi e aziende in tutto il mondo e un crescente slancio in casa mentre gli occhi del mondo si volgevano verso il Regno Unito in vista della conferenza COP26 sul cambiamento climatico.

Sostenere i nostri impegni sul clima

Poiché questo focolaio continua a mettere alla prova la forza delle imprese, dei governi e dell’economia globale, non è possibile prenderei le distanze dagli impegni assunti per proteggere il pianeta.

È commovente vedere le immagini delle città libere dallo smog e ascoltare le persone che notano aria più chiara nelle nostre comunità. Ma le previsioni sulla riduzione delle emissioni a causa di interruzioni nei viaggi, nel lavoro e nell’industria sono un vantaggio a breve termine e semplicemente non è possibile aspettarsi che ciò continui senza tener d’occhio gli obiettivi climatici. Gli effetti a breve termine non risolveranno la crisi climatica.

Ogni calo delle emissioni è sempre stato seguito da un periodo di crescita: Carbon Brief stima nelle quattro settimane successive al Capodanno cinese, le emissioni di carbonio della Cina sono temporaneamente diminuite di circa il 25%. Altrove, quando il paese e le sue attività industriali sono tornate alla normalità alla fine di marzo, anche i livelli di inquinamento da biossido di azoto sono rimbalzati, il che significa che tali emissioni sono ora vicine ai livelli pre-pandemici.

Obiettivi climatici centrali per i piani di ripresa

I governi sono ormai chiamati a dimostrare che i progressi verso un futuro con minori emissioni di carbonio e aria più pulita rimangono fondamentali nel pacchetto di stimolo post-coronavirus, con maggiori incentivi per le imprese a investire in tecnologia pulita ed efficienza energetica.

Anche le imprese non possono permettersi di rinunciare agli impegni per avanzare negli sforzi verso lo zero netto. Devono soddisfare la crescente domanda dei clienti di aria più pulita e riconoscere che gli investimenti nell’energia pulita e nell’efficienza energetica hanno senso sia dal punto di vista commerciale che ambientale.

In definitiva, anche il risparmio energetico può svolgere un ruolo vitale nel ricostruire i profitti delle imprese e servire come loro contributo per affrontare i cambiamenti climatici mentre cercano di rimettersi in piedi.

Lo sforzo collettivo delle piccole imprese ha il potenziale per risparmiare milioni di euro, dollari, sterline, yen nei costi energetici e ridurre milioni di tonnellate di emissioni di carbonio. E questo viaggio può iniziare con semplici misure come lo scambio dei tubi fluorescenti per l’illuminazione con i LED e con una migliore gestione del consumo di energia attraverso lo sviluppo di comportamenti e nuovi traguardi tecnologici.

Se c’è qualcosa che abbiamo imparato dall’anormale pandemia è che nel nostro mondo non c’era niente di normale. E che il nostro futuro non potrà essere come il nostro passato. 

 

Fonte: E.ONhttps://www.eon.com/en.html