Veganismo, perché sempre più persone fanno questa scelta

/, World/Veganismo, perché sempre più persone fanno questa scelta

Veganismo, perché sempre più persone fanno questa scelta

La percentuale di persone che scelgono di seguire una dieta vegana è aumentata negli ultimi anni e la scelta viene fatta per diversi motivi, principalmente preoccupazione per il benessere degli animali (etica) per la salute del pianeta (scelta ecologica) e per la propria salute personale.

Nonostante un crescente corpus di letteratura vegetariana, ancora non è ben comprensibile il perché di questa scelta, tanto radicale e, soprattutto, come, effettivamente, si diventa vegani.

Diventare vegani è un processo che comprende svariate fasi, dalla presa di coscienza dovuta, per esempio, ad un evento catalizzatore, la fase della lettura e della documentazione sino ad arrivare alla fase dei “tentativi”. In sostanza, si può diventare vegani solo attraverso motivazioni molto forti, perché sia il vegerianesimo sia il veganismo impongono rinunce non facili a chi è abituato all’alimentazione occidentale, nella quale carne e pesce la fanno da padroni.

Naturalmente, questo vale solo per la cultura occidentale, sono molti, infatti, i paesi nei quali, quantomeno il vegetarianesimo, è ampiamente diffuso. Per esempio, l’India è vegetariana o semivegetariana; in Asia, il consumo di carne è molto limitato, mentre si consuma il pesce. Anche nell’Africa subsahariana la dieta dominante è a base di cibi ricchi di amido, come riso, semola o miglio, a seconda della regione, zucchero e cibi zuccherati e frutta, spezie e semi oleosi.

Vegetariani e vegani per tutelare l’ambiente

Ma perché si diventa vegani? Esiste una corrente ecologica che basa la propria scelta sulla non sostenibilità dell’alimentazione carnivora. E’ infatti noto che in alcuni paesi del mondo, come gli Stati Uniti, i grandi allevamenti di bestie da macello hanno un forte impatto ambientale. Per chiarire la vastità del fenomeno, consideriamo che l’85% dei polli e il 95% dei suini che arrivano alla nostra tavola provengono da allevamenti intensivi; il 71% del suolo agricolo disponibile è destinato alla produzione del mangime per gli allevamenti; la conversione in mangime prima e in derivati animali poi fa perdere il 70% delle calorie, quantitativo che da solo basterebbe a sfamare 3 miliardi di persone.

Inoltre, gli allevamenti intensivi inquinano anche il loro suolo: il 18% delle emissioni responsabili dell’inquinamento atmosferico deriva dagli allevamenti intensivi, che producono piogge acide, ricche di azoto, nemiche anche dell’ecosistema marino. Altri danni ambientali attribuibili agli allevamenti intensivi derivano dalla massiccia produzione di mangimi, che ha reso “necessaria” la deforestazione di intere aree della terra e, quindi, il consumo di suolo che, invece di essere destinato all’alimentazione umana, è destinata all’alimentazione animale.

Tuttavia, la scelta vegana è così radicale e difficoltosa che è abbastanza raro che chi la fa sia motivato esclusivamente dalle preoccupazioni per il clima. Sarebbe più facile limitarsi al vegetarianesimo, che pur duro da seguire non impone le privazioni, perché le sono, del veganismo.

Ricordiamo infatti che il veganismo si oppone allo sfruttamento animale in tutte le sue forme: Il veganismo va oltre la sfera alimentare poiché ha conseguenze sulla vita quotidiana. In effetti, essere vegani significa rispondere a un’etica del rispetto della vita animale e rifiutare lo sfruttamento degli animali in tutte le sue forme, per esempio sono vietati oggetti in pelle, lana, pelliccia, seta poiché provengono da animali. È vietato qualsiasi prodotto cosmetico o per l’igiene testato su animali.
Il tutto, abbinato alle regole alimentari: niente carne o pesce e niente prodotti animali (burro, panna, uova …). Anche il miele è escluso, perché proviene da alveari, quindi dallo “sfruttamento” delle api.

Quindi, perché diventare vegani non limitarsi a consumare solo carne locale, non proveniente da allevamenti intensivi, per esempio?

Veganismo: ci si arriva a tappe

Dati alla mano, un questionario molto approfondito del 2015 rivela che il veganismo è il punto di arrivo dopo una serie di fasi: inizialmente, per esempio, si limita il consumo della carne o si fanno distinguo sulla provenienza, sul non consumare animali cuccioli o animali di piccole dimensioni, perché è necessario ucciderne di più per raggiungere la quantità necessaria di cibo per un dato numero di individui.

C’è poi la fase vegetariana, un punto di arrivo già significativo ma che consente alcune tolleranze: per esempio, l’acquisto di uova solo da galline non destinate all’uccisione (sono piccoli allevamenti famigliari), i formaggi e il latte che non provengono da allevamenti dove i vitelli vengono macellati), che stanno fiorendo negli ultimi anni; la possibilità di consumare succedanei della carne come soia, tofu e glutine di frumento. Recentissima l’immissione nel mercato di hamburger quasi indistinguibili da quelli di carne perché arricchiti con lelemoglobina, una emoglobina vegetale ricavata dalla soia. Sono in commercio nei supermercati con la definizione di “Impossible Burger” e in alcune paninoteche come Rebel Burger, Beyond Burger eccetera. Contengono però latte e uova.

Naturalmente, i vegetariani non usano calzature e abbigliamento in pelle, non utilizzano prodotti testati sugli animali eccetera, ma indossano capi di lana.

Il questionario citato rilevava che il 74,3% degli intervistati era arrivato al veganismo dopo uno stadio intermedio come vegetariano, mentre il 4,4% è cresciuto come vegetariano e oltre un quinto (21,3%) è passato direttamente da una dieta a base di carne a una dieta vegana.

La maggior parte dei vegani intervistati lo era diventata a causa delle raccapriccianti notizie derivanti dagli allevamenti intensivi, sia riguardanti l’inquinamento sia il benessere animale. Solo una parte minore si è “convertita” per salute o influenzata da amici vegani.

Possiamo quindi dire che il veganismo si diffonde, non così velocemente come molti credono, ma attraverso un’elaborazione di informazioni, un lungo processo di autocoscienza e attraverso molte prove ed ostacoli. Per esempio, è interessante notare che c’è una diretta correlazione fra la durata della pratica vegetariana con quella dell’arrivo al veganismo: solo chi è stato cinque o più anni vegetariano, infatti, resta vegano per almeno cinque anni. Questo significa evidentemente che il veganismo è una disciplina che deriva da una forte convinzione etica, una forte motivazione e un poderoso allenamento. Che comporta benefici alla salute ma che va seguito con buon senso, possibilmente con i suggerimenti di un medico che possa intervenire in caso di carenze vitaminiche. Insomma, il veganismo è una scelta seria ed eticamente valida ma va condotta con buon senso e prudenza, sempre con un occhio alla salute.

By |2020-06-29T09:47:36+00:00giugno 29th, 2020|News, World|0 Comments

About the Author:

Leave A Comment

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online. Accettando l'accettazione dei cookie in conformità con la nostra politica sui cookie.

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


In order to use this website we use the following technically required cookies
  • wordpress_test_cookie
  • wordpress_logged_in_
  • wordpress_sec

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi
WhatsApp Chatta con noi
Chiama
Dove siamo
PORTFOLIO